wp_10137777/ Aprile 12, 2019/ Posts/ 0 comments

Responsabilità e Sostenibilità. Sono queste le parole chiave intorno alle quali si sta sviluppando l’industria finanziaria degli ultimi anni e si sta orientando la sua offerta. Non è un caso che l’ultima edizione del Salone del Risparmio 2019, la più importante fiera del settore del risparmio gestito, svoltasi a Milano dal 2 al 4 aprile scorso, per la prima volta sia stata interamente dedicata all’investimento sostenibile.

Un leitmotiv costante negli ultimi tempi, quello dell’integrazione dei principi di sostenibilità negli strumenti finanziari tradizionali, dietro il quale tuttavia si cela ancora una totale oscurità. Una pluralità di concetti e sigle diverse dimostrano l’assenza di una definizione certa.

Cosa significa fare finanza responsabile e sostenibile?

La finanza sostenibile e responsabile, se vogliamo considerarla come categoria autonoma dotata di caratteristiche peculiari, ha sempre scontato la difficoltà di essere compresa. Non solo dal mercato degli investitori e consumatori, ma spesso anche dagli stessi addetti ai lavori. Una pluralità di acronimi (C.S.R., S.R.I. ed E.S.G.) nascondono, infatti, il vero nodo critico di questo diverso modo di intendere la produzione della ricchezza: l’assenza di una definizione univoca.

Non è un problema di poco conto, che investe solo gli aspetti formali del problema, relegandosi così a speculazione teorica, croce e delizia degli accademici del settore. Anzi. Anche gli operatori finanziari si trovano impreparati ad affrontare il tema, soprattutto per l’impossibilità di ricondurre a canoni certi fenomeni diversi, che si fregiano tutti dell’etichetta di “sostenibile e responsabile”. È la confusione terminologica il primo vero ostacolo alla comprensione della finanza sostenibile.

Seppure in questi anni le istituzioni europee abbiano condotto numerosi sforzi nell’intento di creare una tassonomia unitaria (si pensi all’Action Plan della Commissione e ai lavori del TEG), continuano ad essere ancora numerosi gli attori del settore che si arrogano la competenza a scolpire la loro propria definizione.

La World Bank e l’International Standard Organization hanno tentato per primi di plasmare una propria definizione, tuttavia partendo da un concetto diverso da quello di Sustainable and Responsible Investment (S.R.I., nda), ma comunque affine. Nell’elaborazione della nozione di sostenibilità sono partiti da un altro concetto: quello di Corporate Social Responsibility (C.S.R., nda).

Per la World Bank, la C.S.R. altro non è che l’impegno di un’impresa nel contribuire ad uno sviluppo economico sostenibile, lavorando a stretto contatto con i propri dipendenti, le loro famiglie, le comunità locali e la società civile nel suo complesso con modalità atte a migliorare la qualità della vita e che siano profittevoli per l’impresa ed allo stesso tempo garantiscano uno sviluppo sostenibile”.

Per l’International Standard Organization la responsabilità di un’impresa rispetto all’impatto delle sue decisioni ed attività sulla società e l’ambiente attraverso un comportamento etico e trasparente che contribuisca allo sviluppo sostenibile e tenga in considerazione le aspettative di tutte le parti interessate”.

In un tema così complesso, quanto confuso, è stato il Forum per la Finanza Sostenibile che ha declinato in chiave finanziaria i concetti appena esposti, ponendo rimedio al marasma definitorio e ordinando una materia in divenire.

Nel 2014, il Forum ha dato finalmente un senso unitario all’acronimo S.R.I. e ne ha fornito la propria definizione. L’investimento Sostenibile e Responsabile (SRI) – sostengono – è quello che mira a creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso, attraverso una strategia d’investimento di medio-lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di governance.

Per il Forum per la Finanza Sostenibile, sono tre gli aspetti che caratterizzano questa tipologia di investimenti

Il primo riguarda l’orizzonte temporale di medio-lungo periodo. L’investimento responsabile non può coesistere con la speculazione tradizionale, rapida ed efficace (forse, solo per l’investitore).

Il secondo criterio, invece, consiste nell’integrazione dei fattori ESG (Environmental Social Governance, nda) in ogni fase del processo di investimento. L’integrazione sistematica dell’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo è diventata un requisito imprescindibile per gli asset managers e gli investitori. 

Infine, l’ultimo, quello più importante. Lo scopo dell’investimento sostenibile. Per essere tale, infatti, l’investimento deve produrre un impatto ambientale e sociale misurabile, oltre a quello propriamente finanziario.

L’interazione tra i principi di C.S.R. e S.R.I. rende evidente che gli investimenti sostenibili e responsabili siano l’applicazione finanziaria del concetto di sviluppo sostenibile. Si tratta di una forma d’investimento che, parallelamente alla ricerca della performance e della remunerazione del capitale, mira a generare un valore ulteriore, sociale e/o ambientale. 

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La prossima tappa del viaggio

Dove ci condurrà la comunità di We First – Finance & Sustainability la prossima settimana?

Entreremo a fondo negli investimenti sostenibili e responsabili. Approfondiremo quali sono le strategie di investimento sostenibile e dimostreremo quali sono i vantaggi di investire in modo responsabile.

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