wp_10137777/ Maggio 3, 2019/ Posts/ 0 comments


con la collaborazione di Luca Cinciripini.

Il battito d’ali della farfalla nell’era del mercato finanziario globale

 Una singola azione, un singolo evento improvviso che si verifica a migliaia di chilometri di distanza, può imprevedibilmente alterare il corso del futuro?
Era il 25 giugno del 1950 quando la Corea del Nord, senza una formale dichiarazione di guerra, invadeva la Corea del Sud, accreditando per la prima volta la Cina come potenza politica e militare nello scacchiere internazionale, sovvertendo così per sempre le coordinate dello sviluppo mondiale.

Nello stesso anno, dall’altra parte del mondo, in Inghilterra, Alan Turing firmava il suo più importante e famoso saggio sul calcolo computazionale,“Macchine calcolatrici e intelligenza”, manifesto di un intero secolo, che avrebbe cambiato i destini del mondo e del millennio a venire, portando alla creazione dei calcolatori numerici, antesignani dei moderni computer e dello sviluppo tecnologico che ne sarebbe conseguito.

Proprio in quel saggio, Turing si interrogava sulla possibilità di individuare un’interrelazione fra eventi e circostanze diverse, che combinati in modo casuale fra loro, potessero alterare il corso prestabilito del futuro. Per Turing, una singola azione può cambiare il corso delle cose. Ovunque. Per tutti.

Sulla base delle teorie dell’interrelazione di Turing, Edward Lorenz, matematico e meteorologo statunitense, fu il primo nel 1962 a spiegare il concetto del fisico inglese con la teoria del cd. “effetto farfalla”.

Può il battito delle ali di una farfalla in Brasile scatenare un tornado in Texas?”. Per Turing e Lorenz, si.

Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. Era il 2004 quando nelle sale cinematografiche di tutto il mondo la pellicola di Eric Bress “The Butterfly Effect” scolpiva nell’immaginario collettivo un’altra sintesi azzeccata della teoria dell’“effetto farfalla”. Nessuno dei tre, tuttavia, sapeva che stavano preconizzando anche il futuro dell’industria finanziaria.

Con la locuzione “effetto farfalla si identifica dunque la relazione di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos. L’idea alla base è che piccole variazioni delle condizioni iniziali osservate siano in grado di scatenare grandi ed imprevedibili variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.

L’interrelazione fra gli eventi e la possibilità che circostanze, apparentemente lontane e irrilevanti, possano alterare l’equilibrio sistemico è un concetto da tempo noto anche gli operatori finanziari. Muoversi in un mercato globale, fortemente connesso e correlato, significa oggi avere paura che la farfalla di Lorenz cominci a sbattere le ali dall’altro capo del mondo, dall’altra parte del monitor.

Dal crac di Lehman Brothers del 2008, Morgan Stanley ha compreso prima degli altri le potenzialità della correlazione fra gli eventi politici globali e per prima ha investito nei cd. “Macro-Funds”.
Prima, le scelte d’investimento degli operatori erano orientate e motivate dall’analisi della solidità economica e finanziaria degli asset su cui investire. Si studiavano i bilanci, i modelli di business, le strategie di lungo periodo, l’affidabilità del management. Oggi tutto questo non basta più. In uno scenario di influenze internazionali, dove tutto tange e si influenza reciprocamente, limitarsi ad un’analisi micro-economica rischierebbe di far focalizzare l’operatore sul particolare, astraendosi dal contesto.

Ed oggi, parola di trader ex Morgan Stanley e Credit Suisse, è solo il contesto macro-economico che conta. Minimizzare il rischio nel contesto attuale significa presidiare quasi esclusivamente o prevalentemente i principali macro-rischi di rilevanza e impatto transazionali, quali il rischio di tasso, l’inflazione o le politiche monetario-fiscali, più un particolare fattore di rischio, sempre più accreditato come indispensabile da mappare. Il rischio geopolitico.

Dal rischio geopolitico alla geofinance

Pensare ad un nuovo modello di sviluppo e di produzione della ricchezza non significa soltanto concepire nuovi strumenti finanziari. L’efficacia di tali strumenti, infatti, è condizionata anche dall’analisi dei principali fattori di rischio legati ai nuovi investimenti. Tra questi fattori da prendere in considerazione e valutare, oggi è imprescindibile l’analisi geopolitica.

Quando parliamo di geopolitica, ci riferiamo a quell’intreccio di economia, politica, cultura, storia e religione che caratterizza ogni diversa area del mondo, influenzando le società e producendo ambienti profondamente diversi tra loro. Questa contaminazione di fattori e di eventi determina contesti oltremodo variegati, a volte anche all’interno dello stesso continente, ed è il frutto di processi di stratificazione secolari e complessi.

Da tali intrecci, sono scaturite realtà che meritano studi approfonditi. Se consideriamo lo scenario mediorientale, ad esempio, potremo trovare elementi peculiari di quella porzione di mondo, quali la religione islamica, il passato coloniale o strutture politiche attuali che sono frutto di modelli del passato. Tali caratteristiche sono invece del tutto assenti nelle realtà europee o presentano forme molto diverse in Estremo Oriente. Ognuno di questi scenari è dunque frutto di contaminazioni diverse. In un quadro globale essenzialmente frastagliato, con giganti economici in competizione tra loro e modelli del passato in profonda crisi, la finanza non può non tenere conto di tali diversità. È un circuito chiuso. Habitus culturali e visioni del futuro e del mondo diverse influenzano le scelte politiche dei punti nevralgici del mondo, che a loro volta sono responsabili della tenuta o del crollo del mercato finanziario. Com’è possibile che una notizia riservata e non divulgata in Turchia sia stata responsabile, in un pomeriggio di fine settembre, dell’instabilità finanziaria di tutti i mercati azionari del Pianeta?

Lo si spiega con due ragioni: il rischio geopolitico e una certa attitudine degli operatori all’utilizzo disinvolto della robotica, che acuisce il primo fattore di instabilità. La prima variabile, espressione massima del rischio macro in un mondo così interrelato, è divenuta nel tempo talmente rilevante che su di essa gli operatori finanziari hanno costruito interi fondi d’investimento. Per ottenere alfa, non basta guardare agli asset e alle loro caratteristiche. Bisogna allontanare il fuoco dell’attenzione dal particolare, per spostarsi verso una visione completa dello scenario internazionale, dove a determinare i rialzi e i ribassi sono le scelte politiche. Conoscere la geopolitica per conoscere il futuro dei mercati, è il motto attuale dei trader più visionari.

È un nuovo modo di intendere la finanza, questo, che sfrutta l’analisi geopolitica in prospettiva predittiva per avere successo sui mercati. È il battesimo della geofinance. Ecco che allora approfondite conoscenze di politica, storia, cultura, geografia non sono solo materie destinate ad essere coltivate in polverose biblioteche, ma rappresentano invece la chiave del successo per le istituzioni finanziarie.

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