wp_10137777/ Giugno 3, 2019/ Posts/ 0 comments

Nel marzo del 2018 la Commissione Europea ha pubblicato il primo Piano d’Azione sul finanziamento della crescita sostenibile, che definisce una strategia globale per connettere ulteriormente la finanza con la sostenibilità. Nell’azione 2 dell’Action Plan, la Commissione si è impegnata a promuovere l’iniziativa legislativa per la definizione di standard ed etichette per i prodotti finanziari verdi.

Dopo la pubblicazione dell’Action Plan, nel giugno del 2018 la Commissione ha poi istituito un gruppo di lavoro, formato da tecnici esperti di finanza sostenibile (il TEG), per supportare l’iniziativa legislativa di Bruxelles in quattro aree, ritenute chiave del piano d’azione. È stato chiesto loro di partecipare all’elaborazione di :

  • un unico sistema di classificazione per le attività economiche sostenibili;
  • uno standard europeo per i Green Bond;
  • determinazione di parametri di riferimento per strategie di investimento a basse emissioni di carbonio;
  • linee guida per migliorare la divulgazione aziendale di informazioni relative al clima.

Il TEG ha iniziato i propri lavori nel luglio 2018 ed ha ricevuto un mandato di un anno, che svolgerà attraverso assemblee plenarie formali e riunioni di sottogruppi per ogni settore di lavoro.

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Il Green Bond Standard

A metà marzo del 2019, il TEG ha pubblicato un rapporto intermedio, che fa il punto sullo stato di avanzamento del lavoro svolto finora dal sottogruppo “Green Bond Standard” con riferimento alla creazione di uno standard per le obbligazioni cd. verdi europee. C’è da dire infatti che, sia a livello europeo che a livello internazionale, il tema della sostenibilità finanziaria viene spesso ridotto ed identificato unicamente con le obbligazioni verdi. Appunto, i Green Bond. Questi sono strumenti obbligazionari classici, che alle caratteristiche tradizionali associano uno scopo di impatto ambientale, in termini di risultato da raggiungere mediante l’impiego della raccolta oppure di preferenza degli asset su cui impiegare la stessa.

Lo standard proposto dal TEG (noto anche come “EU GBS”) fornisce: (a) una motivazione per l’azione (capitolo 2); (b) spiega come tale standard dovrebbe essere sviluppato e implementato in Europa (Capitolo 3). (c) propone il contenuto di una bozza di standard di obbligazioni ecologiche; (d) spiega il suo scopo; (e) stabilisce il suo livello di ambizione; (f) spiega come la creazione dello standard GBS dell’UE dovrà essere affrontata dalle istituzioni europee. Secondo quanto si legge nel report intermedio del sottogruppo del TEG, lo EU Green Bond Standard (GBS) è uno standard volontario proposto agli emittenti che desiderano allinearsi alle migliori pratiche di mercato. È progettato per essere di rilevanza globale e accessibile agli emittenti con sede inUE e agli emittenti situati al di fuori dell’UE. Si basa sulle migliori pratiche del mercato, quali i Green Bond Principles dell’ICMA.

Con riferimento agli obiettivi, lo EU GBS intende fornire un quadro di componenti essenziali per le obbligazioni “green” europee, migliorando in tal modo la trasparenza, l’integrità, la coerenza e la comparabilità fra gli strumenti obbligazionari europei dello stesso tipo. Secondo il rapporto del TEG, un Green Bond è qualsiasi tipo di obbligazione quotata o non quotata o strumento di debito del mercato dei capitali, emesso da un emittente europeo o internazionale, che è allineato con il GBS dell’UE, e quindi rispetta i seguenti requisiti:

  • L’emissione delle obbligazioni “green” dell’emittente si allinea con l’UE GBS;
  • Il ricavato, o un importo pari a tali proventi, deve essere utilizzato esclusivamente per finanziare o rifinanziare in parte o in progetti verdi nuovi e/o esistenti;
  • La conformità con l’UE GBS deve essere stato verificato da un ente esterno accreditato(Revisore di conformità).

Un emittente può utilizzare il termine “EU Green Bond” solo se i criteri di cui sopra sono soddisfatti. Gli emittenti europei ed internazionali possono decidere di riqualificare volontariamente i loro “green bond” esistenti come “EU Green Bond”, previa verifica della sussistenza dei requisiti da parte di un ente accreditato in qualità di Revisore esterno.

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I due Pareri tecnici dell’ESMA. Il 3 maggio 2019 la European Securities and Markets Authority (ESMA) ha pubblicato due Pareri tecnici indirizzati alla Commissione Europea nell’ambito del “Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile” e relativi all’integrazione dei rischi e dei fattori di sostenibilità (cd. fattori “Evironmental, Social and Governance” o ESG). Il primo, “Final Report. ESMA’s technical advice to the European Commission on integrating sustainability risks and factors in MiFID II”, e il secondo “Final Report. ESMA’s technical advice to the European Commission on integrating sustainability risks and factors in the UCITS Directive and AIFMD” conseguono alla consultazione pubblica, avviata da ESMA il 19 dicembre 2018 e conclusa il 19 febbraio 2019, e all’audizione della stessa presso la Commissione Europea sulle misure tecniche di promozione della sostenibilità nei mercati azionari dell’U.E.

In particolare, i pareri rilasciati da ESMA riguardano i requisisti organizzativi, le condizioni operative, la gestione del rischio, i conflitti di interesse, la governance dei prodotti e i requisiti informativi inerenti l’integrazione dei fattori ESG nelle attività delle imprese di investimento (ai sensi della Direttiva MiFID II) e dei fondi di investimento (ai sensi delle Direttive UCITS e AIFMD). Sulla base di quanto rassegnato in tali pareri, la Commissione Europea svilupperà gli atti delegati necessari, affinché nelle decisioni di investimento e nella costruzione dei prodotti siano presi in considerazione i criteri ESG. Nei pareri citati, l’ESMA ha concluso ritenendo che l’armonizzazione a livello europeo dei criteri ESG e degli obblighi normativi imposti da MiFID II al riguardo potrebbero garantire alle imprese di investimento e ai fondi vantaggi, in termini di gestione del rischio e reputazione, superiori ai costi da sopportare.

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L’auspicio è che i lavori intrapresi dalla Commissione e dal gruppo di lavoro del TEG vengano estesi anche al di là della disciplina dei green bond e che vengano completati al più presto. Eppure, per diffondere gli strumenti di finanza sostenibile fra il pubblico e gli operatori e per orientare l’industria intera verso questo nuovo orizzonte, non basterà semplicemente proporre standard o regolamentare certificazioni verdi. Sarà necessario obbligare gli Stati membri a promuoverli ed incentivarne la loro diffusione. È questo il cambio di passo che ci si aspetta dal rinnovo del Parlamento e della Commissione: i parlamentari e i commissari europei sono chiamati a dimostrare una sensibilità e una lungimiranza maggiore dei cittadini e degli elettori, impegnandosi per portare un intero continente verso un’economia finanziaria più responsabile e sostenibile. Impresa ardua in un contesto, quale quello dell’Unione, in cui ci sono legislatori, come il nostro, che non sanno neanche di cosa si parli.

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